Perchè viaggiare è diventato un atto rivoluzionario al giorno d’oggi.

Francesco Fusi
Con i piedi nella nuova decade 2020, è un pò come se l’uomo traesse le somme di quanto il progresso post guerra abbia apportato. Cos’è successo? Le aspettative di vita sono aumentate notevolmente in quest’ultimo secolo, ma sembra che l’uomo sia sempre più intrappolato negli automatismi della società tecnologica. Si celebra la velocità della produttività, l’estetica. L’unica fiducia che l’uomo dimostra senza remore è quella nei confronti della tecnologia. Una tecnologia che ci rende schiavi delle icone del momento, intrappolati ad ostentare cose che non abbiamo. Ma il vero contatto con l’altro e la natura perchè è rimasto indietro? Questa società ci ha abituati a credere che solo tramite dei “sacrifici standard”, dopo la famosa scalata al successo, li si trova la felicità. Accumulare denaro e beni materiali pare essere la sola via verso la sicurezza. Ma sarà proprio quest’idea malsana di sicurezza che ci impedisce di vivere spontaneamente? La zona di comfort può essere la nostra trappola più grande? Sono tanti i giovani che usciti da scuola, si ritrovano in un vortice di doveri inaspettati, senza rendersene conto hanno già scelto una facoltà e gli eventi li hanno trascinati a scegliere il lavoro “meno peggio”. Ma una volta passati gli anni ci accorgiamo che quel tempo non torna più indietro. Ad oggi viaggiare pare essere uno dei pochi modi per valorizzare il nostro tempo. Un vero e proprio atto rivoluzionario. Dedicarci alle emozioni, allungare il piede oltre la zona di confort e trovarci a danzare in situazioni inaspettate. Il risultato sarà una buona dose di autostima, un’esperienza fuori dalle nostre abitudini e tanta adrenalina da farci sentire vivi. Viaggiare è un ottimo modo per conoscerci, capire il nostro tempo interiore, essere consapevoli dei nostri limiti. Attenzione non sto parlando di una semplice vacanza, ma di un periodo di tempo che ci dedichiamo, per capire oltre al lavoro, alla rata della macchina da pagare e alla cena fuori da organizzare, cosa ci rende veramente sereni.  Viaggiare significa anche prendere più coraggio nella vita di tutti i giorni, essere più spontanei e dunque veri, avere quella conversazione che ci fa paura, rispettare il nostro volere senza il timore di poter ferire l’altro, sentirsi all’altezza e non costantemente giudicati. Esplorare non significa solo mettere lo zaino sulle spalle e partire, significa rompere con gli schemi tradizionali per abbracciare la semplicità delle cose e la bellezza della vita. La nostra società così com’è non funziona più. Ce lo dice l’ambiente, lo dicono le guerre in atto, le disuguaglianze sociali, la disoccupazione crescente tra i giovani, il modello lavorativo asfissiante. Le ragioni sono chiare: coltiviamo i nostri interessi personali e non più relazioni umane, viviamo nella costante proiezione futura anzichè godere il presente. Ma sappiamo che la felicità è una questione collettiva. Dietro la nostra stretta di mano sul lavoro, dietro ai click sui nostri smartphone, dietro agli schermi e alla apparenze, ci siamo noi; esseri umani con fragilità e debolezze. Partire proprio dall’essenza delle cose, potrebbe essere il primo passo verso la felicità. Come facciamo a chiamarla vita senza emozioni?  Nella maggior parte dei casi, viaggiare non significa solo scoprire nuovi posti, bagnarsi in nuovi mari e conoscere altre persone. Significa soprattutto capire chi siamo e cosa ci rende felici. Difficilmente siamo così presenti e determinati da attuare questi cambiamenti nella “vita di tutti i gironi”, raramente ci concediamo del tempo per riflettere in armonia. Le metropoli, i ritmi lavorativi, ci stanno allontanando inesorabilmente dal contatto umano, con noi stessi e con gli altri. Per scegliere la felicità dobbiamo abbandonare le nostre paure, le ansie e i timori. Dobbiamo amare il fallimento e le nostre debolezze. Abbracciare di più e pensare di meno, dire più spesso grazie e trovare meno scuse. Avere meno cose da mostrare ma più esperienze da raccontare. 

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