La mia prima volta con la Ayahuasca

Francesco Fusi
Mentre raggiungevo la collina di Teotihuacán (in lingua náhuatl “ciudad de los dioses“), le luci tramontavano dietro le piramidi. Camminavo e con “Spirit bird” (https://www.youtube.com/watch?v=TmxSxKxBbQE) nelle orecchie, mi godevo la bellezza del paesaggio che avevo di fronte. I momenti di introspezione mi avvicinavano a quello che da li a poco avrei fatto: la mia prima cerimonia sciamanica, la mia prima volta con la Ayahuasca. Non so bene perché, il mio spirito mi aveva condotto sin li, al buio, con un sacco a pelo sulle spalle e il mio inseparabile zaino; mia mamma avrebbe detto la parola “sconsiderato”, bhe non ha mai avuto tutti i torti. Sorridevo immaginando la sua voce pronunciando quella parola e intanto guardavo il fuoco mentre lo sciamano dinnanzi a me cucinava la pianta medicinale. Questa volta a  fare  da sottofondo erano i riti sacri che venivano cantati. Suoni e strumenti che riproducevano melodie di un altro mondo. Prima di entrare nel vortice di sensazioni che descriverò, prima di provare a raccontare l’esperienza più intensa e profonda della mia vita, voglio specificare alcune cose. Non è semplice in questa società piena di giudizio citare parole come anima, spirito, energie o vibrazioni e non essere additato come “frikkettone” o chissà quale altra strana etichetta.. Non è semplice provare a rompere quel filtro di controllo che ognuno di noi ha nei confronti della vita, del prossimo, quella maschera di apparenza che ci porta a dire “tutto bene” anche quando non va tutto bene, solo per la paura di sentirci vulnerabili. Perché per chissà quale ragione, essere vulnerabili, sensibili, si è  trasformato in un sinonimo di debolezza. Scriverò di questa fantastica esperienza senza il “fardello del giudizio” sulle spalle. Scriverò di questo per il piacere di condividere, per affermare il concetto che “nulla ci accade per caso, tutto ha il suo perché”. photography of burning camp fire  

Cos’è la Ayahuasca ?

Iniziamo a dire che la Ayahuasca si ottiene dalle liane del  Banisteriopsis caapi e dalle foglie dell’arbusto Psychotria viridis. “La madre di tutte le piante”, com’è conosciuta in America latina, senza uno dei due ingredienti non darebbe alcun effetto terapeutico. Considerata dalle popolazioni indigene una medicina, viene tutt’oggi utilizzata per guarire da tossicodipendenze, schizofrenia, stati depressivi, morbo di Parkinson, disturbi d’ansia. Insomma la lista è lunga. La scienza occidentale la definisce: “un forte purgante, un analgesico, un antibiotico, un disinfettante e un potente cicatrizzante; la Ayahuasca non è una droga, è una medicina. Le vibrazioni che arrivano al nostro sistema nervoso grazie all’effetto della pianta, possiamo provarle solo in due momenti della nostra esistenza: vita e morte. In effetti, da una parte la DMT (dimetiltriptammina) dall’altra la MAO (Monoammina ossidasi), ci inducono in quello che viene definito: uno stato di sogno lucido o un’esperienza pre-morte.. Due professori dell’ Universitá di Harvard, Richard Alpert&Timothy Leary scrissero: “Cosa sono queste sostanze? Farmaci, droghe o piante sacre? È più facile dire cosa non sono. Non sono narcotici, né intossicanti, né energizzanti, né anestetici, né tranquillanti. Sono, piuttosto, chiavi biochimiche che sbloccano esperienze francamente nuove per la maggior parte degli occidentali”. Resta tuttavia bizzarro e divertente ricordare come abbiano fatto le comunitá indigene, senza attrezzature scientifiche nè microscopi, a scegliere tra 80.000 specie di piante, guarda caso proprio una radice e una pianta, che combinati insieme, possono apportare effetti benefici all’uomo. geren woods E’ innegabile dunque che quel senso di appartenenza alla natura, è in grado di sviluppare una connessione con il tutto, che oggi abbiamo tristemente e palesemente perso. La sostanza è molto soggettiva. Nonostante ciò, è abbastanza condivisa l’esperienza per la quale: la ayahuasca ti connette con un profondo stato di coscienza, tanto da riuscire ad osservare tutti i nostri “mostri interiori”, i nostri blocchi emotivi, eventi traumatici. Così come sono comuni le reazioni fisiche di forte vomito o diarrea. Il vomito infatti è visto come una purificazione dello spirito, dalla negatività che ci portiamo dentro. L’incredibile stato di coscienza permette di guardare ai nostri problemi da una prospettiva totalmente nuova, capire le relazioni che abbiamo con gli altri, intendere davvero la connessione primordiale che abbiamo con la terra e l’universo. Da Sting a Oliver Stone passando per Jim Carrey e Isabel Allende, sono tante le celebrità che hanno parlato delle proprie esperienze con questa pianta. Forse questo servirà ai più scettici, per dare una sorta di attestato di garanzia alla sostanza.. Ma non servono le celebrità in quanto è proprio la fisica quantistica a dirci che: non c’è nulla che esista separato dal tutto. Tutto è un’unica cosa, e sono proprio i nostri pensieri e le nostre emozioni a generare energia. Bisogna così diventare consapevoli del proprio potere personale.

La cerimonia 

Come in tutti i rituali, la cosa più importante è porre attenzione e intenzione in ogni atto o parola che realizzi. Dopo che lo sciamano ci inebria con gli odori dei diversi incensi e vapori, inizia la cerimonia. Ci viene soffiato con una pipa il Rapè, una forma di puro tabacco che serve per aprire le vie respiratorie e far confluire nel migliore dei modi la medicina. Intorno a me non ci sono turisti, l’unico straniero sono proprio io; l’età degli altri partecipanti si aggira intorno alla cinquantina, per pochi di noi è la prima volta con la ayahuasca. Decido di offrirmi come volontario e quindi sono il primo a bere l’estratto della “planta sagrada”. Mentre familiarizzo con il sapore aspro della medicina, intorno a me già ci sono già le prime persone che si accasciano al suolo. Sforzi di vomito, urla di liberazione e tanti pianti. La situazione mi appare forte, intensa, non posso fare a meno di staccare gli occhi da una donna che si contorce esattamente come se fosse posseduta. Intanto inizio a sentire il mio corpo più debole, vomito poco, nonostante tutto resto lucido. Così senza timore e con “il permesso” del taita/sciamano bevo il mio secondo bicchierino di ayahuasca. Uno dei partecipanti mi si avvicina,  mi consiglia di chiudere gli occhi e sedermi, come se stessi meditando. Inizia il viaggio. Ho gli occhi chiusi ma in realtà è come se vedessi di più. Il mio corpo e la mia mente entrano in uno stato di nirvana mai provato fin’ora. Cammino in dimensioni spazio temporali sconosciute, attorno a me ci sono non solo le persone che mi accompagnano in questa vita, ma anche tanti amici e tanti cari che non sono più tra noi. Non c’è alcuna distinzione nè separazione tra aldilà e “aldiqua”. In qualsiasi altra circostanza mi sarei terrorizzato ad avere un contatto così reale con esseri scomparsi. La mia anima vaga felice per sentirsi un essere di luce. Per non so quale strana ragione d’un tratto apro gli occhi, inizio a vedere scie di colori diversi, non ho punti di riferimento, non riesco ad avere la percezione del mio corpo. Così il panico mi pervade e posso assicurarvi che in una cerimonia del genere, non c’è cosa peggiore dell’opporre resistenza al processo in corso. Fortunatamente una bellissima ragazza ascolta i miei lamenti “por favor estoy muy mal”, “me siento de morir” “aiuto”… Lei mi mette tra le mani una pietra che mi permette di restare attaccato a questo mondo, lasciando libera la mia anima di vagare nell’universo e riconciliare situazioni e relazioni che mi avevano ferito. Ritorno così a danzare le favolose melodie suonate dai “Yanawa”, un gruppo di musicisti vicini al Taita. Il viaggio continua all’interno della mia mente, esploro con una nuova coscienza e una lucidità mai avuta prima. Intanto ogni persona che con me partecipa alla cerimonia, diventa parte del mio viaggio cosmico. Abbracci, risate e pianti, una comunità di sconosciuti che diventa una famiglia. Decido così che è arrivato il momento di sacrificare al fuoco, il mio prezioso anello. Sacrificare uno dei miei amuleti non è stato facile, ma una volta deciso, lo lancio nel fuoco. Volevo lasciar andare, non avere più il controllo, liberarmi. L’anello è stata una prova molto dura per quanto possa sembrare roba da poco. Dopo molto tempo, mentre l’effetto della ayahuasca inizia ad essere più lieve, mi risiedo davanti al fuoco per trovare calore. Un ragazzo accanto a me, tra le mani aveva il mio anello. Mi guarda e sorridendo esclama: “quando impari a lasciar andare le cose, quando inizi a fluire senza opporre resistenza, la vita ti ridà quello di cui tu hai bisogno.” “Non aspettare bramoso e impaziente, lasciati andare, segui il flusso, non opporre resistenze alle prove della vita, tutto ritornerà a te a tempo debito”. L’anello ritorna a me e nonostante fosse stato ore ed ore nel fuoco rovente, il mio amuleto era congelato… Le prime luci del mattino illuminano le piramidi in lontananza. Il freddo ed il buio fanno spazio al sole. Ora è il momento degli abbracci commossi. E’ il momento di condividere le nostre esperienze con gli altri fratelli e sorelle. Quando riaccendo il cellulare, dopo più di 8 ore passate tra vomito e visioni, tra freddo e urla, il primo messaggio che ricevo è quello di mia zia: l’operazione di mia mamma è andata a buon fine, ha sconfitto il tumore. Inizia così una nuova tappa della mia vita, cosciente del fatto che i nostri cammini, le nostre battaglie personali non sono insignificanti. Tutto ha il solo scopo di migliorarci. “Noi continuiamo a parlare di aldilà&aldiqua, di materia e spirito, di visibile e invisibile senza avvederci che le due metà, se di metà possiamo parlare, sono coesistenti.” https://www.youtube.com/watch?v=6iTmbwmBYWU&t=5s    
Comments
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    Andrea Accennato
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    Avrei davvero voglia di provare un’esperienza del genere. E il tuo articolo permette quasi di capire in che direzione ti può portare la medicina.
    Dev essere stata una grande esperienza, e la cosa più bella è la possibilità di riuscire a ricordarla così bene.
    Bell!! <3

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