Cuba: un altro mondo è possibile

Francesco Fusi

CUBA – Aereoporto Josè Martì 20/10/2017 rivedendo foto, video e gli appunti sul quaderno da viaggio, decido di iniziare a buttare giù due righe, provando a descrivere diciassette giorni intensi, indimenticabili. Proverò a raccontare la mia prima tappa nel continente latinoamericano cercando di non sfociare nel classico diario di viaggio, al tempo stesso sappiate che è impossibile raccontare un’esperienza così forte in maniera oggettiva. Tutto quello che leggerete sono sensazioni che hanno attraversato la mia mente ma soprattutto il mio spirito.

(Il malecon Dell’Havana, una strada che costeggia l’oceano lunga 8km)

Il 4 ottobre alle ore 22:30 arrivo all’Havana, per l’intero paese non è un periodo semplice, il più forte uragano che si sia mai abbattuto su quest’ isola, Irma, è stato di categoria cinque, non una semplice tempesta insomma. Tutto quello che riesco a notare dall’aereoporto alla mia prima casa particular sono solo le devastazioni causate dall’uragano e i cartelloni dedicati a Fidel Castro, il leader maximo da poco scomparso.

(i colori sgargianti riescono quasi a far notare meno i numerosi edifici distrutti a causa dei forti venti dell’uragano Irma)

Molti viaggiatori, o come qui li chiamano “mochilleros“, mi avevano consigliato di non abbattermi alla prima impressione che l’Havana mi avrebbe dato. Mi hanno consigliato di dare tempo a questa capitale affascinante e melodiosa ma dalle mille contraddizioni. I primi giorni trascorsi nella capitale non sono semplici, da un lato approccio con le porzioni scarne di riso,fagioli e qualche banana fritta, dall’altro lato scelgo di relazionarmi poco con la parte della città fatta di shopping e ristoranti lussuosi, insomma quello che non ti saresti aspettato, c’è. Decido così pochi giorni dopo di spostarmi in direzione Trinidad, nella provincia di Sancti Espiritu, geograficamente collocata al centro dell’ isola.

Mi sposto con “Via Azul” la compagnia statale che collega tutta l’isola con i propri autobus di colore blu,puliti e puntuali quasi come se ci trovassimo in Svizzera. In alternativa si possono scegliere i Taxi collettivi, si dividono le spese del servizio con veri e propri sconosciuti ma che in realtà possono rivelarsi compagni di viaggio. Proprio sull’autobus conosco uno dei tanti viaggiatori solitari; Teddy un giovane londinese sulla ventina. Decidiamo così di ammortizzare le spese e arrivati a Trinidad affittiamo una stanza condivisa. Trovare un alloggio a Cuba è la cosa più semplice del mondo, una volta scesi dall’autobus, una folla di persone con allegria astuzia e garbo si fionda su di te, ognuna propone il proprio prezzo, insomma un gioco da ragazzi. Le strade non asfaltate composte da enormi massi e il fascino degli edifici colorati in stile coloniale donano a Trinidad un’atmosfera unica, tanto da renderla città patrimonio dell’Unesco, che con la sua “Casa della musica” infonde melodie caraibiche per tutte le strade. Lontano dalla turistica capitale trovo la Cuba che immaginavo. Mi godo di domenica in piazza, l’assemblea di quartiere. Esponenti del partito comunista leggono le proposte e le necessità che sono emerse dal confronto comune. Nessun grande funzionario, nessun politico con la scorta ne auto blu. Una politica trasversale che parte dal basso e abbraccia tutti senza escludere nessuno. Ovviamente dopo i frenetici e partecipati momenti politici si ritorna alla postazione base a sorseggiare del rum. Dopo giorni di chiacchiere con gli abitanti, curioso di affrontare temi come l’embargo, la morte di Fidel e l’ascesa di Trump alla casa bianca, mi concedo un giorno di puro relax: Playa Ancon,

(A soli 15 km da Trinidad, Playa Ancon rappresenta un’ottima alternativa ai fantastici quanto estremamente turistici cayos)

a pochi passi da Trinidad, mi godo una classica spiaggia caraibica, con sabbia bianca e mare trasparente. Impossibile omettere un episodio che mi ha riempito il cuore di gioia, una conferma di quanto sia importante l’ospitalità per i cubani, sempre aperti verso lo straniero di turno, sempre disponibili ad aiutare nonostante a volte i pochi mezzi a disposizione; Con il mio amico Teddy decidiamo di dirigerci verso Valley de los Ingenios, una vallata situata ad 8 km da Trinidad. Ma come in ogni occasione, più importante del traguardo è il tragitto, che noi abbiamo percorso così evitando una morte prematura sotto i raggi cocenti del sole dei Caraibi. Costo del biglietto: qualche frenata brusca dovuta alla forza impetuosa del nostro amico\mammifero.

Lo spettacolo che poi ci siamo goduti  ci ha reso ancora più grati verso il nostro Señor Bertrand. Valley de los Ingenios ospita ancora oggi alcuni zuccherifici del XIX sec, che grazie alla sua bellezza fatta di pascoli, palme reali e ruderi coloniali le donano un fascino senza tempo rendendola Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

(Valley de Los Ingenios: immerso nella natura con un silenzio che sa tanto di pace)

 Insomma tutto fantastico, un pò meno il ritorno a piedi senza l’aiuto dei nostri amici. Dopo Trinidad parto alla volta di Santa Clara, una città che fù fondamentale nel 58′ per il successo della rivoluzione, dove oggi turisti da tutto il mondo visitano il museo dedicato al Che ed il famoso “Tren blindado”. Questa città non offre gran chè al turismo bensì è più importante per i cubani stessi, in quanto rappresenta un punto cardine nel campo del commercio e dei trasporti per tutto il paese. Mi dirigo così in direzione Cienfuegos. Capoluogo dell’omonima provincia, è chiamata la “perla del sur“. In effetti Cienfuegos è un vero e proprio gioiellino con le sue piazze grandi ed i suoi edifici in stile coloniale pieni di crepe, dove al tramonto sembrano colorarsi di arancione ed anche quello che sembra decadente acquisisce fascino e bellezza. Il tutto a pochi passi dal lungomare dove a qualsiasi ora del giorno e della notte è possibile mangiare dell’ottimo pescado con arroz.

(Il lungomare di Cienfuegos termina qui, dove gli abitanti del posto si dedicano alla pesca)

Impossibile non visitare nei pressi di Cienfuegos la spiaggia Rancho de Luna, per chi come me ha deciso di visitare più città che spiagge, questa è un’ottima alternativa ai paradisiaci cayos. Ah dimenticavo, questa spiaggia è chiamata così perchè coloro che si recano alle prime luci del mattino possono ammirare le tantissime stelle marine che si poggiano sulla sabbia prima di ritirarsi in mare con l’arrivo dei turisti. Ultima tappa prima di ritornare all’Havana, Viñales una valle immersa nel verde,situata nella parte più occidentale dell’isola, dove prevalgono coltivazioni di tabacco e caffè. Viñales è l’ideale per gli amanti del trekking con le sue grotte e le sue montagne da scalare. Qui i turisti hanno l’imbarazzo della scelta in quanto tante sono le visite guidate da poter effettuare; io insieme ai miei nuovi amici argentini decido di visitare il fantastico Mural de la Prehistoria; un’opera effettuata da un seguace di Diego Rivera, Gonzalez Morillo, uno spettacolo che lascia tutti a bocca aperta e grazie alla bellezza del suo impatto visivo permette ai turisti di distrarsi dai loro iphone e dalle loro macchine fotografiche, godendosi qualche minuto di pace e riflessione, per poi tornare alla “realtà”, ed ecco che ritornano i rumori dei “click”.

(Il Mural de la Prehistoria simboleggia la teoria dell’evoluzione, con i suoi mostri marini, serpenti giganti e dinosauri, per poi terminare con gli esseri umani)

Prima di ritornare in ostello, ci facciamo abbindolare dalle parole di uno dei tanti venditori della zona, decidiamo così di seguirlo. Machete alla mano tagliamo piante che ci ostacolano il cammino, immersi nella vegetazione cubana, prima di capire che i km che ci separavano da casa sua erano dieci. Finalmente arrivati nella sua “fabbrica” di sigari possiamo riposarci. L’aspetto western conferitogli dal suo cappello e l’atteggiamento di chi di rum ne aveva già sorseggiato abbastanza, ci fanno entrare subito in sintonia con il nostro nuovo personaggio, il Sig.Enrique. Ma come sempre veniamo smentiti: quello che all’inizio ci sembrava un nuovo “amico ubriacone” in realtà sa bene di cosa tratta e così durante la sua dimostrazione assume le caratteristiche di un vero e proprio professore universitario.

Il ritorno all’Habana adesso ha tutt’altro sapore, il ritmo caraibico fatto di trombe, pianoforti e sax si era impossessato di me. “De alto cedro voy para marcanè, llego a cueto voy para Mayarì” sono le parole che canticchio a voce bassa mentre cammino per le strade dell’Habana vieja, le parole della famosissima canzone “Chan Chan” dei Buena vista social club che riecheggiano ad ogni angolo di strada. Adesso mi è semplice saper utilizzare astutamente le due monete: i CUC per i turisti, hanno la stessa valenza del dollaro americano, ed i CUP la moneta nazionale usata per lo più per pagare i trasporti, per acquistare souvenir lungo le strade principali o per concedersi lo sfizio di mangiare in ristoranti lontani dall’occhio del turismo di massa. Cuba ha bisogno di tempo in quanto all’inizio rappresenta un cambiamento totale rispetto alle nostre tradizioni ed abitudini. Vedo i turisti nervosi a volte, poichè possono connettersi ad internet esclusivamente acquistando una tessera dal costo di due dollari, dall’altro lato della strada non vedo persone con cellulari o tablet, bensì relazioni umane, confronto diretto e puro contatto con la realtà, un pò quello che mi mancava.

Impossibile non farsi turbare dalle contraddizioni. Per quanto possano scandalizzare i 40Cuc( 40$) che rappresentano lo stipendio medio di un medico a Cuba, mi sorprendono ancora più tutti i servizi gratuiti: l’istruzione, la sanità pubblica fiore all’occhiello di quest’isola, trasporti pubblici e funzionanti pagati ad un centesimo in moneta nazionale, mostre, investimenti sulla cultura. Un paese che ha 0% di analfabetismo, 99% di iscritti alle scuole secondarie ed il 100% di immatricolati all’università, 280 ospedali pubblici dunque un medico ogni 133 abitanti, il 4% di disoccupazione (le fonti di questi dati sono ONU-FAO-OMS-Unicef-Unesco). Numeri che inorgogliscono il popolo cubano e marcano una grande differenza rispetto a tutto il resto dei paesi dell’America Latina che non versano nelle stesse condizioni. Dunque prima di etichettarla o giudicarla Cuba andrebbe vissuta senza il “virus” occidentale, quello che noi reputiamo progresso è palese che in realtà ci ha portato ad allontanarci dalle relazioni umane, dediti soltanto ad una accumulazione materiale spietata e costante. Saremmo veramente disposti a vivere una vita semplice e chissà felice ma rinunciando alle nostre comodità?

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