Cile: non c’è democrazia senza libertà di stampa

Francesco Fusi
Il 15 Giugno, è stato approvato dal governo di Sebastian Piñera il Permesso Unico Collettivo, che riguarda i permessi lavorativi durante questo periodo di quarantena totale e stato d’emergenza in cui si trovano molte città cilene, in primis Santiago. Tutti i lavoratori delle imprese di utilità pubblica, sicurezza ed organi di stampa avranno bisogno di questo documento, oltre alla Carta d’identità e al permesso dell’impresa, per spostarsi liberamente sul territorio ed uscire di casa. Il piccolo dettaglio riguarda proprio gli organi di stampa. Infatti, secondo quanto deciso dal governo, soltanto i giornali ufficiali, registrati nel Servizio di Imposte Interne (SII), potranno continuare a lavorare, mentre tutti i mezzi di stampa alternativa  restano esclusi da questo provvedimento. Un vero e proprio attacco alla libertà di stampa e di espressione, poichè soprattutto nel delicato periodo della pandemia, sono stati proprio i mezzi di informazione alternativi ed i canali locali a fornire un reale quadro di ciò che stava accadendo nel Paese. Il Collegio dei Giornalisti ha espresso la sua preoccupazione attraverso un comunicato ufficiale:  «Ci sembra un attentato alla libertà d’espressione dare un salvacondotto soltanto alle grandi imprese giornalistiche.» In più, proprio i mezzi di informazione locali sono quelli che meglio riescono a coprire le notizie e che meglio conoscono la realtà e le precauzioni da adottare sul territorio. Di fatto, il lavoro di cameraman, giornalisti indipendenti, cronisti che hanno lavorato ininterrottamente negli ultimi mesi, è stato ripreso ed utilizzato anche dai canali di informazione ufficiali, in primis dalla televisione cilena. Il diritto alla libertà di espressione e di stampa è alla base di un Paese che millanta di essere “democratico”, essendo questo principio dichiarato e protetto da numerose convenzioni internazionali, in primis la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite , che all’ art. 19 sancisce “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. La libertà d’espressione comprende dunque non solo la libertà di esprimere liberamente la propria opinione ma anche il diritto ad informare ed essere informati. Proprio per questo, il Collegio dei Giornalisti chiede espressamente al governo e alle autorità di modificare il Permesso Unico Collettivo, includendo al suo interno queste categorie che svolgono un’azione sociale fondamentale sul territorio e consentendo dunque di svolgere il proprio lavoro potendo esibire solo il tesserino dell’ordine o le credenziali giornalistiche. In Cile, durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, si sono già verificati numerosi casi di censura, a partire dallo studio audio-visivo Delight Lab, formato da un collettivo di artisti, che proiettavano sui principali edifici di Santiago scritte di solidarietà, come HAMBRE (fame), SOLIDARIDAD (solidarietà) e DIGNIDAD (dignità). Queste scritte sono state oscurate con proiezioni di luci da parte delle forze dell’ordine e gli autori hanno subito attacchi con minaccia di diffusione di dati sensibili. Ricordiamo poi che, durante le proteste sociali iniziate dal 18 ottobre 2019, gli abusi da parte delle forze dell’ordine e l’uso eccessivo della forza denunciato da numerose organizzazioni come Human Rights Watch, Amnesty International e anche da un report delle Nazioni Unite, sono stati resi noti all’opinione pubblica e alla comunità internazionale proprio da canali di informazione “non ufficiali”.  Ribadiamo la necessità di modificare questo provvedimento e di consentire la libera informazione soprattutto per veicolare le informazioni anche al di fuori delle frontiere nazionali. La situazione socio-politica del Paese non è stata coperta mediaticamente dai giornali e dalla stampa europea ed italiana e temiamo che, con l’aggravarsi dell’epidemia da Covid-19 e le ulteriori restrizioni che ciò comporta, questo provvedimento sia solo il primo di una lunga serie di attacchi alle libertà fondamentali del popolo cileno. L’accesso all’informazione, così come il diritto ad un lavoro degno, ad un’istruzione e ad una sanità pubblica funzionante, sono le richieste basilari di una nazione che ad Ottobre 2020 si troverà a votare per il cambio di una Costituzione risalente all’epoca di Pinochet. E questa censura alla libertà di informazione fa rivivere i fantasmi del passato, un passato troppo vicino ma da cui il Cile sta cercando con forza  di prendere le distanze, soprattutto attraverso i diritti fondamentali che, democraticamente, vogliono difendere.  La libera espressione e la libertà di stampa sono testimonianza dell’identità di un popolo e quello cileno, oggi più che mai, non ha nessuna intenzione di silenziare la propria voce.  

Di Rachele Renno

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