Alma Argentina: tra deserti di sale, montagne arcobaleno e cascate mozzafiato

Francesco Fusi

Ho sempre percepito l’Argentina come una terra molto familiare, dove i grandi miti di sempre, insieme ad un’immensa curiosità, mi hanno portato a scegliere il Paese più a sud dell’America Latina, come la seconda tappa del mio viaggio zaino in spalla. Sarà stato il fascino del guerrigliero “El Che“, l’indissolubile legame che unisce le parole Maradona e Napoli, ma quando ho messo piede nell’aereoporto Pistarini, già sentivo di essere a casa. Non è una frase fatta, né qualcosa ad effetto per catturare l’attenzione dei lettori. Gli argentini sono meridionali che al posto della bandiera tricolore ne hanno una molto più affascinante con un sole al centro. Gente che come noi passa il tempo tra lamentele su quello che non va ed una risata a voce alta con il vicino di turno. Gente disponibile e sempre pronta a prendersi poco sul serio, a mangiare, a riunirsi in famiglia ed in amicizia, gente pronta a scegliere una partita di calcio piuttosto che un incontro di lavoro. Impressioni a parte, l’Argentina secondo i dati risulta essere la seconda casa degli italiani nel mondo. Dopo l’emigrazione massiccia che ci fu nell’800′, oggi gli italiani presenti sul suolo argentino sono più di 900mila, senza tener conto che il 50% degli argentini ha origini italiche.

Il 21 ottobre 2017 proveniente dall’aereoporto Josè Martì( Cuba), dopo aver cambiato gli euro in Pesos argentini, finalmente mi lascio alle spalle i controlli e riaccendo la prima sigaretta dopo troppe ore di astinenza. A farmi compagnia non c’è più il calore afoso di Cuba bensì 3 gradi, ma come non sarebbe dovuto essere primavera qui??? Essi perché per chi non lo sapesse i mesi estivi in Argentina sono Novembre, Dicembre e Gennaio, l’opposto in quanto da noi rappresentano pioggia, freddo e neve.

Per la serie “consigli utili da viaggio“: dall’aereoporto Pistorini è economicamente più conveniente per arrivare nel centro della città, un autobus della compagnia ArBus, pagando così 200 pesos e non 700, prezzo richiesto dai taxi.

Buenos Aires mi piace descriverla in due parole “Sacro&Profano“. Uno stile architettonico indiscutibilmente europeo si mischia al sangue latinoamericano dei suoi abitanti. Ad ogni grattacielo si unisce l’odore soave della tipica empanada argentina, i tanti bambini che giocano a calcio in strada mi riportano con la mente tra i vicoli della mia Napoli e subito capisco perché un personaggio come Diego Armando Maradona si sia sentito così a casa nella mia città. Somiglianze su somiglianze.

 

I quartieri della Buenos Aires bene come Palermo o Recoleta pieni di grandi edifici e stradoni giganti in stile parigino si alternano a veri e propri quartieri “alternativi” dove tra case colorate e murales degli artisti più stravaganti, pittori mettono in mostra le loro opere, personaggi esuberanti mostrano le loro bancarelle con le magliette da calcio più gettonate, ed il caos fa da padrone. Urla, schiamazzi, ed alcool a fiumi ci troviamo a San Telmo, a La Boca: quartieri popolari dove è sempre prudente avere gli occhi ben aperti, tuttavia sarebbe una follia non visitarli.

Gli effetti della crisi finanziaria del 2001, il famoso Corallito, sono ancora visibili a Buenos Aires; sono tante le famiglie che dormono in strada e che ovviamente non possono arrivare a fine mese, ma l’altra faccia della città è costituita da gente che fa shopping, grandi magazzini e ristoranti di lusso. Il mio arrivo nella capitale è scandito da grandi proteste. Santiago Maldonado un giovane attivista in difesa dei diritti Mapuche viene trovato morto dopo 89 giorni senza sue notizie. Il giovane si aggiunge ad una lista lunghissima, 30.000 sono i Desaparecidos in questi anni di dittature militari e governi di destra. Infatti, il presidente Mauricio Macri è sommerso di proteste ed accuse. Ritornando al viaggio, dopo aver terminato il “classico tour” da fare a Buenos Aires( Plaza de Mayo con la casa Rosada, il quartiere San Telmo e la Boca, il cimitero della Recoleta etc etc) decido di spostarmi verso il nord. Anche qui resto sbalordito dal servizio di trasporti che collega il paese, relativamente economico, impeccabile nel rispettare orari e corse. I trasporti del Bel Paese fortunatamente sono solo un lontano ricordo. Dopo aver trascorso più di 25 ore in un autobus, comodo ma pur sempre 25 ore, mi trovo a dover cambiare il mio mood frenetico acquisito nella caotica ed enorme capitale. Il Nord dell’Argentina è un luogo atemporale, con un’infinità di bellezze naturali da poter scegliere. Qui mi trovo a Tres Cruces, nella provincia di Salta a pochi km dal confine boliviano, l’aria si fa sempre più pesante a causa dell’altitudine ma lo spettacolo è assicurato.

Durante il percorso tra autostop e lunghe camminate non sono mai solo. Il mio cammino è accompagnato da questi simpatici lama, bisogna solo accettare qualche sputo iniziale per volergli bene, ognuno ha i suoi difetti…

Salta è dunque la porta d’ingresso delle Ande, culla millenaria di tutte le culture che l’hanno vissuta, dagli diaguita-calchaqui agli Inca. Strade sterrate e spazi sconfinati, i miei piedi calpestano quelle che un tempo erano delle miniere di zolfo, sorrido e mi sembra così d’esser uscito da un film di John Ford. Di turisti qui continuano ad arrivarne pochi, così questi spazi desolati continuano ad essere il regno della pace e del silenzio, qualora si fosse muniti di auto propria è super consigliata una notte in tenda: suggestivo!!! Mozzafiato è l’escursione che mi porta a Salinas Grandes, il deserto di sale collocato nella provincia di Jujuy.

La mia ombra si fonde con il bianco della terra, l’aria sempre più rarefatta ed i colori del cielo creano un’atmosfera senza precedenti. Importante per i viaggiatori che vogliono raggiungere questo luogo munirsi di ojas de coca, le famose foglie di coca usate dagli abitanti del posto per resistere all’altitudine. Tra turisti che si scattano selfie bizzarri e gente che assaggia il sale in terra (non fatelo!!) mi godo una sensazione di libertà che difficilmente riesco a trascrivere, ma sono proprio questi momenti che ti fanno apprezzare la vita in viaggio.

Argentina è sinonimo di ricchezza, le sorprese in termini paesaggistici non finiscono mai, ma quello a cui è difficile abituarsi sono le enormi distanze all’interno di un solo paese. Così mentre mi preparo ad affrontare le mie 26h di autobus in direzione Puerto Iguazù, mi godo la discesa dal deserto di sale. Il famoso Cierro de siete colores è da ispirazione proprio per questo articolo che state leggendo; dunque se a qualcuno dovesse piacere è in realtà merito suo. Il tracollo psicologico causato dalle troppe ore di autobus ve lo risparmio, ci deve pur essere un prezzo da pagare per vedere così tante bellezze, meglio non lamentarsi viaggiare significa proprio adattarsi a tutte le situazioni.

Arrivato a Puerto Iguazù il clima cambia totalmente, una leggera pioggia non rinfresca il caldo afoso ed il paesaggio sembra una enorme porta d’ingresso verso selve tropicali; L’obbiettivo di tutti i viaggiatori arrivati qui è visitare le famossissime Cataratas del Iguazù, un complesso di 275 cascate che confinano con lo stato Brasiliano. Questi parchi sono stati designati dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità. Le Cascate Iguazù sono tra le sette meraviglie del mondo!

Il frastuono dell’acqua stordisce le migliaia di turisti, la forza della natura si fa sentire prepotente e quasi da abitante di questo pianeta mi sento in colpa per le continue devastazioni che da anni oramai apportiamo alla Terra.

Il parco è abitato da molti animali selvaggi, numerosi sono i cartelli che ti invitano a non stuzzicarli. Aquile, farfalle dai mille colori e condor volano sfiorando i getti violentissimi di acqua e si perdono all’orizzonte in una foresta “senza fine”. Dal lato brasiliano del Parco Nazionale di Iguaçu le cascate possono essere ammirate in lontananza da splendide piattaforme, mentre dal lato argentino si è estremamente vicini ed in alcuni tratti è anche possibile passare dietro tra la parete rocciosa e la cascata.

Il ritorno a Buenos Aires è scandito da emozioni forti, lo stupore nell’aver visto e vissuto la Terra nelle sue sfaccettature più belle mi fa essere agradecido (grato) come direbbero gli argentini. Ma come posso terminare senza farvi emozionare, attraverso le mie parole, di quest’altro spettacolo.

Alle mie spalle c’è la 12 una delle curve più infuocate del mondo, con i suoi tifosi conosciuti per il loro folle attaccamento alla maglia ma soprattutto anche per i simpatici cori inventati negli anni; mi trovo all’interno della Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, nonché ex squadra di Diego Armando Maradona. All’interno dello stadio sembra essere in una chiesa soltanto che al posto delle raffigurazioni della Vergine troviamo foto e statue del “diez” più famoso di tutti i tempi. Per tutti gli amanti del fùtbol consiglio vivamente di visitare il museo all’interno dello stadio con la sua Hall of Fame (Museo de la pasiòn boquense). Guardando il palco riservato a Maradona riecheggia nell’aria il coro: “teque teque toca toca esta hinchada està reloja, Diego Armando Maradona te queremos en la Boca”.

 
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    Luca Correale
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    Vaij semp’

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